CARDIO-mania: Miguel Bosé e il ‘linguaggio’ nella musica

Come fare, in poche righe, a raccontare 41 anni di carriera musicale? Impossibile.

Così come impossibile è non far cantare ai fans ‘Don diablo’, ‘Linda’ Amante Bandido’, ‘Angeli caduti’ ‘Piccolo cigno’ e altri classici di Miguel Bosé … Spesso si dimenticano album preziosi degli anni ‘90 come ‘Laberinto’ ,‘XXX’ , ‘Los chicos no lloran’ o la particolarissima ‘Velvetina’ del 2004,  estrapolando esclusivamente pezzi più orecchiabili. Un’immensa discografia in vari idiomi che richiederebbe un esame attento di testi e musica.

Personalmente amo le novità che Miguel Bosé dona ogni tanto: pezzi inediti, nuove sonorità. E mi piace soffermarmi su un album che forse non ha avuto il giusto riconoscimento, a mio avviso. Il 9 marzo 2010 in Spagna e il 16 aprile in Italia, esce ‘ Cardio’. Un Miguel tutto ’nuovo’, in perfetta forma fisica, pronto a dare, ancora una volta, qualcosa di diverso al suo pubblico. Di questo nuovo lavoro definito brillante, divertente e ironico, riporto quanto detto da Miguel a Mar Moreno nella rivista AR:  ”Si chiama Cardio che significa cuore in greco. Papito ha chiuso un ciclo e dovevo ricominciare da zero per sapere a che punto sono, esattamente. L’album è una sfilata di personaggi: il pentito, il romantico, il disperato, il teppista; il tutto con una musica molto elettronica. […]. Ma Cardio parla anche dell’amore in tutte le sue versioni: amante, schiavo, romantico, nocivo. Perché l’amore evolve e, indipendentemente da quello di coppia, può esistere in tante altre forme come l’amicizia, la creatività, l’arte.”

 “Un disco sfrenato e autoironico. Come me”, lo definisce Miguel, a cominciare dalla copertina che lo ritrae in una smorfia di estrema meraviglia, a metà tra l' "Uhh!" di un bambino che ha combinato un pasticcio, e un uomo maturo che trasale ancora di fronte a ciò che vede, bello o meno bello che sia.

 A chi, in varie interviste, chiede quale dei personaggi della passerella di Cardio sia più rappresentativo, Miguel indica la copertina, appunto; in un' intervista sul perché di questa copertina, durante la promozione italiana, a domanda risponde: " E’ un po’ come dire, al termine della registrazione dei brani in studio, ‘Ma che ho fatto??!’ “.

Miguel dice che i pezzi non sono autobiografici e dobbiamo credergli anche se ci viene da pensare che, musicalmente parlando, i diversi brani simboleggino un po' i vari passaggi dell'artista attraverso gli anni: come un osservarsi dall'esterno, e sorridere anche di quei molteplici modi di sé che ha regalato al pubblico. E' un ri-raccontarsi, offrirsi e poi nascondersi, delegare.

 E' vero che Bosé per i testi parte sempre da un 'fatto' non suo ma è pur vero che lo elabora, questo 'fatto', alla sua maniera. Ed ecco che i personaggi di Cardio, così diversi tra loro, sono i possibili Miguel raccontati da Miguel, senza implicazioni personali ma marchiati dal suo stile perché ogni brano appartiene all' albero genealogico di passati successi.

 

 Miguel ha saputo creare una storia con tante storie dentro, ha convogliato ballate romantiche e ritmi tecno-pop in un amalgama perfetto. Perfino la 'posizione' dei vari brani nel CD è stata studiata sapientemente. Cardio è un gran disco. E il Miguel di Cardio è davvero il Miguel maturissimo musicalmente da potersi permettere di passare dai giochi di parole del brano omonimo, dal divertissement autobiografico di 'Ayurverdico' alla poesia di ‘La verdad’, di ‘¿Hay?  e la stupenda 'Por ti' adattata in italiano grazie alla collaborazione con Jovanotti e inserito nel CD italiano col titolo ‘Per te’ .

 

Tempo dopo Miguel dirà che l’inaspettata allegria del disco Cardio celava un qualcosa di molto grande che stava per accadere e cioè l’arrivo dei suoi figli. Nessuno lo poteva immaginare, ovviamente, ma lui mandava segnali attraverso le storie narrate. Come sua abitudine, Miguel ci ‘parlava’ per metafore ed è forse questo che piace molto a chi lo segue: è un modo di portare “a terra” concetti astratti emozioni, desideri, pensieri. Se riascoltiamo questo piccolo concentrato di vissuti e varietà di linguaggi capiremo anche meglio il Bosé dal 2010 ad oggi che, peraltro, non smette mai di sorprenderci!